Nel paese delle meraviglie

Tema
“Se capissimo esattamente quello che fa la primavera, perderemmo probabilmente la contemplazione stupita davanti al mistero della crescita primaverile, perderemmo la vita, la vitalità alle quali tale rinascita universale ci consente di partecipare senza che possiamo conoscere né controllare da dove ci arrivano la gioia, la forza, il desiderio che ci animano. Ammesso che sia possibile analizzare ogni elemento di energia che avviene nell’esplosione della primavera ne perderemmo lo stato globale che proviamo quando siamo immersi(e) in essa con tutti i nostri sensi, il nostro intero corpo, la nostra anima. Questo stato di grazia che ci procura la primavera lo conosciamo talvolta, per lo meno parzialmente, quando ci troviamo in un nuovo paesaggio, in un ambiente che ci è insieme percettibile e impercettibile, conosciuto e sconosciuto, visibile e invisibile. Siamo situati, in tal caso, in un’atmosfera in un evento che sfuggono al nostro controllo,
alla nostra competenza, alla nostra intenzione, al nostro stesso immaginario. La nostra risposta a tale “mistero” allora può essere la sorpresa, l’incanto, la lode, talvolta l’interrogazione, ma non può essere l’appropriazione, la riproduzione, la ripetizione” (L. Irigaray).
Queste parole si riconducono a ciò che è la capacità di meravigliarsi. Qualcosa che può apparire semplice e banale, ma che in realtà nasconde un modo per trovare il sapore della vita.
Meravigliarsi, per la maggior parte delle persone, è una competenza che va via via a perdersi con il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Si arriva infatti a far girare la propria esistenza soprattutto sul lavoro, sulle innumerevoli faccende da sbrigare o su altre persone a cui si permette di ancorare la propria vita. Con la continua sovrastimolazione di cose da vedere, sentire, controllare, gestire, la maggior parte delle persone perde una parte della propria capacità di osservare e di fermarsi.
Quando si affronta una realtà nuova si tirano fuori la propria griglia di valutazione mentale e si cerca di incasellare ogni elemento, considerandolo bello, brutto, inutile, vero, falso, importante, irrilevante. Così facendo si toglie al proprio cuore la possibilità di stupirsi. Ad esempio, una formica che cammina sulla cucina può provocare disgusto; gli occhi di un bambino invece rimarrebbero estasiati davanti alla vista di una formica che porta un carico pesante. Meravigliarsi è ciò che sta al di là del giudizio e della classificazione, è semplicemente abbandonarsi alla contemplazione, all’accoglienza, tralasciando le proprie certezze. Meravigliarsi è fidarsi e affidarsi all’eventualità, è avere poche aspettative. Meravigliarsi è ancora cogliere la magia del mondo negli aspetti più semplici, è vedere, sentire, annusare, percepire, gustare ciò che l’ambiente e gli esseri umani hanno di bello e di buono. È ritrovare il proprio modo bambino di guardare il mondo. È ritrovare sé stessi, oltrepassando i limiti della superficialità. Qualche volta ci si ricorda di avere il bisogno di ritrovare il piacere della scoperta, dell’ignoto e per soddisfare questi bisogni si mira a fare viaggi lontani in terre sconosciute, dimentichi del fatto che esistono terre sconosciute molto più vicino di quanto possiamo pensare, intorno a noi, negli oggetti che ci appartengono, nell’ambiente in cui siamo, negli occhi di chi ci sta accanto e dentro di noi.
Non è semplice perseverare nel mantenere la voglia di meravigliarsi con tutte le brutture e i problemi che ogni giorno attanagliano la popolazione e le vite di ognuno, ma è soprattutto quando si vivono delle catastrofi e sembra tutto azzerato che è più facile aprirsi alla prospettiva di stupirsi dinnanzi anche ai segnali che appaiono più piccoli.
Questo progetto vuole essere un percorso alla scoperta del paese delle meraviglie che c’è in noi e nell’ambiente che ci circonda. Vuole essere quel Bianconiglio che – nella famosa storia di Lewis Carroll – Alice insegue per abbandonare il solito tran tran e trovare sé stessa, affrontando la confusione a cui sottopongono domande profonde come quelle del Brucaliffo, la pressione e le difficoltà riconducibili alla Regina di Cuori ed infine l’eventualità e la temporalità fuori dal comune che si ritrovano nell’episodio del Cappellaio Matto e della Lepre Marzolina.
Mission
Scoprire la capacità di meravigliarsi, cogliere la magia del mondo e ritrovare una parte della gioia dell’infanzia.
Obiettivi specifici
Questo progetto mira al riapprendimento della capacità di meravigliarsi, partendo da sei obiettivi in particolare:
1) ritrovare innanzitutto il desiderio di meravigliarsi,
2) scoprire nuove alterità in sé e nell’altro
3) portare l’attenzione al momento presente,
4) mollare la presa di fronte all’abitudine di analizzare e classificare,
5) essere aperti al ricevere, all’inaspettato,
6) scoprire la gratitudine e la perseveranza.
Per il raggiungimento degli obiettivi preposti sono previste specifiche attività pedagogiche ed espressive, anche con l’ausilio della mediazione artistica.
Sono previsti quattro incontri laboratoriali a cadenza settimanale, della durata di due ore ciascuno.
Primo incontro: incontro con l’alterità che sta dentro di sé.
<<Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe! >> (Alice, Alice nel Paese delle Meraviglie).
Nonostante entrare a contatto con parti profonde di sé non sia qualcosa a cui ci si dedichi facilmente, risulta qualcosa di fondamentale per prendere consapevolezza di chi si è nel profondo, per assecondare il proprio essere, per conoscere nuove alterità in sé stessi, per sciogliere nodi che restano irrisolti se si resta in superficie.

Secondo incontro: liberare i colori del proprio paese delle meraviglie.
<<Cosa esser tu?>> (Brucaliffo, Alice nel Paese delle Meraviglie)
In coerenza con il primo incontro si vuole portare avanti la conoscenza di sé stessi, portando sempre più alla luce quegli aspetti che si tengono nascosti, che hanno bisogno di essere riconosciuti più chiaramente e a cui è importante dare il giusto peso, lasciando andare ciò che li trattiene.

Terzo incontro: alterità al di fuori di sé.
<<Be’! È naturale che tu sia in ritardo! Questo cipollone [l’orologio] è esattamente due giorni indietro!>> (Cappellaio Matto, Alice nel Paese delle Meraviglie)
Cresciamo abituati ed educati a scegliere, classificare, risolvere, progettare, controllare gli e-venti (quel che viene da…) e le e-mozioni (quello che si muove/ è mosso da…). Ci si prepara sempre, si temono gli eventi. Per trasformarsi, prendere consapevolezza di sé, meravigliarsi, l’affidarsi è qualcosa di vitale.

Quarto incontro: affinità corporea
<<Tu mangi tutto quello che vedi o vedi tutto quello che mangi?>> (Brucaliffo, Alice nel paese delle Meraviglie)
Sentire a livello corporeo quello che l’ambiente e i suoi suoni evocano è un processo che viene contemplato poco nella vita quotidiana. Il rapporto con il proprio corpo, con il proprio sentire è sempre più trascurato. Si dà spesso più importanza ai processi mentali, dimenticando che il corpo è il mezzo che permette di essere nel mondo, di sentirlo e viverlo. È una membrana permeabile che sta in mezzo alla dialettica tra sé e l’ambiente .

© 2017, tutti i diritti riservati  

Autrice e conduttrice del laboratorio: la dott.ssa Guendalina Puddu, pedagogista. Organizzazione: Qui e Ora Associazione Culturale Pedagogica. Supervisione pedagogica del progetto: Roberta Sirigu, pedagogista, pedagogista ad orientamento gestaltico e gestalt (art) counselor.

Il laboratorio si terrà in via Pasubio 27 Cagliari presso Qui e Ora Associazione Culturale Pedagogica dal 5 luglio ogni mercoledi per 4 incontri dalle 19.00 alle 21.00. Chi vuole prenotarsi o richiedere informazioni può contattarci via email: qui.eora@libero.it o via telefono: 327 0544471

Guendalina Puddu: Pedagogista, laureata in Scienze Pedagogiche e dei Servizi Educativi con la tesi “Si può apprendere la creatività? La formazione creativa. Uno studio pilota per studenti universitari”.
Seguendo l’ottica della formazione continua, da qualche anno, con passione, si interessa allo studio e all’applicazione dello sviluppo della creatività in età adulta e delle categorie connesse ad essa, nell’ambito professionale e nell’ambito della quotidianità, anche attraverso la trasmissione di messaggi positivi online. A questo proposito, ha pubblicato presso la rivista in-formazione.net e nel suo blog Vivi qui e ora…butta la spazzatura diverse riflessioni tra cui “Il segreto delle emozioni”, “Bellezza vera o Bellezza apparente?”, “Sapete che il passato può rivivere? Nuove possibilità per la nostra storia di vita”, “E quindi uscimmo a riveder le stelle… Cambiamoci!”, “Da crisalide a farfalla. Sentire sé stessi per stare nel mondo”.
Nel suo approccio pedagogico si serve anche della mediazione artistica, come strumento e valore aggiunto in favore della piena espressione della persona. Allieva in formazione all’IGF. Ballerina di danze orientali. Con l’Associazione Qui e Ora ha condotto il laboratorio in cinque incontri Creatività per Crearsi.

Qui e Ora Associazione Culturale Pedagogica: Cura, produce, organizza laboratori, eventi, attività culturali, artistiche, pedagogiche e di counselling per persone di tutte le età. Collabora con artisti, autori, professionisti e istituzioni con l’intento di diffondere iniziative che hanno come filo conduttore la ricerca del Ben-Essere Personale e della Comunità. Referente: Roberta Sirigu, pedagogista e gestalt counsellor.

Immagine in evidenza: Alice, di Benjamin Lacombe

Locandina evento:

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Grafica: Qui e Ora.

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