Riporto la mia conversazione-intervista  rilasciata il 9 luglio 2015 da Nicola Fornoni  per la rivista artistica Cagliari Art Magazine.

Chi è Nicola Fornoni?

Sono un uomo di 25 anni, artista, performer. Nato nel 1990 ho percorso, con determinazione, vari passaggi per arrivare alla laurea specialistica in Arti Visive. Sono consapevole di essere cresciuto molto durante questi anni dal punto di vista qualitativo ma sono ancora all’inizio di una maturazione profonda e costante. Mi piace l’arte e adoro questo lavoro.

Com’è entrata l’arte nella tua vita?

È stata una crescita molto delicata, mai forzata nè imposta. Mi piaceva disegnare, colorare creare forme anche solamente con i fiori e la terra. Più concretamente, invece, l’arte, con tutto il suo spirito, è entrata all’età del terzo anno di liceo artistico, forse studiando tecniche pittoriche: il contatto con i tubetti di colore ad olio, l’odore di acqua ragia ecc.  Potrei anche dire che le mie prime ipotetiche performance legate a tematiche quali la corporeità sono avvenute già durante l’infanzia. Il mio vissuto è sempre stato fortemente influenzato da un intenso rapporto con il corpo e, in un certo senso, il dolore, il contatto, l’aspetto asettico si è evidenziato in avvenimenti vissuti.

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IN VACUO. Performance a Genova di Nicola Fornoni. Fotografia di Federica Fossati.

Quando hai scelto come mezzo espressivo la “performance”?

Circa da tre anni sono passato a questa forma di linguaggio artistico. La performance è un evento della vita, può anche essere la vita stessa. Il minuto, il secondo, l’attimo. La pittura non mi sarebbe bastata e non mi soddisfaceva cosi tanto. Quindi, a poco a poco, ho inserito, studiato e provato elementi, tecniche, situazioni adatte ed efficaci sia stilisticamente che concettualmente. La performance è una forma d’arte che esalta l’ego ed esserne al centro è una situazione stranissima, conturbante, ma anche passionale, evocativa, spirituale. La performance a cui dò voce è sempre una performance molto minimal che ha bisogno di un pathos tale da coinvolgere personalmente il pubblico.

Nel tuo viaggio artistico il corpo è spesso in primo piano: cos’è per te il corpo?

Il corpo può assumere diversi valori o simboli. Può essere involucro, strumento, energia, sentimento, passione, forma, canone estetico e anatomico. Il corpo è scambio, è dolore, è sofferenza ma anche gioia e piacere.  Corpo come membrana o identità sociale e primitiva\naturale. Può essere frammento, spezzato, interno ed uniforme; mancante e necessario per arrivare a qualcosa, portando a compimento un’azione, un desiderio. È simbolo razziale, sociale, ancestrale. Si inserisce all’interno di immagini come presenza forte e debole. La fisicità è uno scambio tra esseri, la ricarica di due poli e l’equilibrio di pesi che governano la natura. Corpo come eros ed energie sessuali positive. Quindi il corpo è l’elemento fondamentale per fare della vita una vita. È un elemento di condivisione con valenza relazionale che permette un’interazione partecipata e presente. Il corpo è presenza, distacco e attacco di legami, nascita e morte degli stessi posto in sintonia con la psiche. Corpo come limite: tutti abbiamo dei limiti chi più chi meno. Quindi il limite può essere superato in determinate situazioni tramite condizione motorie , psicologiche e culturali, intellettuali.

… il corpo nudo, statico o in movimento, il corpo nel “con-tatto” con altri corpi? Come lo vivi nel tuo processo espressivo?

Per ora la nudità l’ho sempre vissuta in coppia per quanto riguarda l’aspetto performativo mentre, dal punto di vista fotografico, a volte, faccio degli autoscatti simbolico-significativi per catturarne le forme anatomiche differenti rendendole fruibili e visibili in pose sofferte, ricercate, contorte che abbiano dei rimandi anche alle biografie di ipotetici santi con precise iconografie. Il corpo nudo è esteticamente e concettualmente puro, limpido, naturale. Come ho già scritto, in altre occasioni, non voglio renderlo volgare, pornografico ma possibilmente etereo, esaltato da valori concettuali aulici e ideologicamente libertari. Non è un discorso hippie ma è demarcare le nostre origini primordiali. La società ci ha ingabbiati, cosi nelle mie performance avviene uno scioglimento dei canoni morali, un’interazione esplicita priva di vergogna. Il contatto è fondamentale: l’indagine relazionale tra sessi opposti, ying e yang, piuttosto che il disfacimento dogmatico del delire du toucherdescritto da Freud in Totem e tabù o la volontà di attuare un superamento delle barriere sentimentali, sessuali, fisiche e mentali condizionate da pregiudizi d’ogni forma.

CRISMA.-DB-FOTO
CRISMA. Performance di Nick&Rain. DB Fotografia.

Nelle tue performance emerge spesso un elemento che mi incuriosisce molto: il SILENZIO…

Si, non amo inserire nessun tipo di suono. Il suono spettacolarizza, rende tutto più teatrale, acusticamente scenografico. Mentre il mio campo d’interesse è l’azione, il concetto, il pathos espresso dalle immagini semplici tramite il movimento dei corpi che interagiscono in vari modi.  Preferisco esaltare o comunque rendere significativo il rumore degli oggetti piuttosto che il rumore ambientale o il verso delle persone che potrebbe rimandare a motivazioni orali precise. Il verso è preghiera, un modo primitivo d’interazione, il verso è dialogare direttamente con la natura. Il rumore è un valore sensoriale aggiunto istintivo, naturale. Nel silenzio si può percepire con più facilità il battito del cuore quindi l’esaltazione di passioni, emozioni. L’assenza di suono è un modo anche per evidenziare la continua ricerca di sè stessi. La voce è diversa; può essere utilizzata in vari modi ed è appartenente al corpo e alle sue funzionalità.

Le tue performance sono un continuo invito al SENTIRE, il sentire sembra il canale d’accesso, la via che apre la porta alle altre dimensioni, questo è l’effetto che ha su di me la tua arte. E’ quello che vuoi trasmettere?

Sono una persona molto passionale ed emotivamente sviluppata. Mi viene in modo del tutto naturale creare atmosfere di questo tipo. Sicuramente vi è una volontà all’educare all’amore, al sentimento, al coinvolgimento massimo della parte più intima dell’osservatore. Spero che si riesca a cogliere. I sentimenti sono alla base della vita. L’apatia è da combattere se non necessaria e naturale diventa patologica e frustrante per una componente relazionale proficua. Quindi l’abbraccio, il corpo nudo, il bacio, l’incontro, il sè, il respiro, il dualismo tra maschio e femmina, i movimento morbidi, controllati ed istintivi collaborano a rendere tutto al livello di pathos che mi interessa far emergere. Le performance sono studiate in modo che vi sia equilibrio ma anche disequilibrio, che ci sia il giusto caos per far si che tutti gli elementi escano con la loro naturalezza.

Noi siamo fatti di tre centri: MENTE-CUORE-CORPO, tre centri non separati che cercano continuamente un equilibrio, un’ Unità, una Gestalt. Come si congiungono nel tuo processo artistico questi tre centri?

Sono tre componenti che intercedono, dialogano tra loro senza mai fermarsi. Raramente vengono utilizzate singolarmente, forse a tratti. Solitamente non riesco a scinderle e tendo a mischiarle. Sono comunque sempre presenti anche nei miei lavori. Mente, cuore, corpo si scambiano, si spostano ma restano, non si elidono. In ogni performance il cuore è quello che percepisce tutto più d’impatto, la mente tende a controllare sia il cuore che il corpo. Il corpo è quasi completamente regolato dalla mente se, non a tratti interviene il cuore che, con istinto, inizia al movimento sciolto privo di alcun pensiero. A volte succede che, tramite dei procedimenti di anestetizzazione dei pensieri, quello che viene mosso sia tutta volontà del cuore e della percezione innata che viene accudita e alimentata dentro di noi. La mente solitamente lavora al backstage, alla progettazione, all’organizzazione; il cuore soprattutto durante il live performance, il corpo in tutte e due le situazioni con più concentrazione durante l’azione vera e propria oltre che durante le prove, dove subisce, a volte, un apposito allenamento.

Nicola, io ti ho conosciuto per la prima volta con CORPOCONTROCORPO. Ho subito considerato coraggiosa questa tua performance, da quel giorno mi sono innamorata della tua arte. Mi è entrata profondamente dentro come uno schiaffo ed anche come una carezza. Ne vuoi parlare?

CORPOCONTROCORPO è stata la prima performance a nudo integrale. Non ho avuto problemi dovermi spogliare davanti ad un pubblico. Alla fine, sotto, siamo tutti uguali chi più chi meno. La nudità, a volte, la trovo necessaria perchè completa il concetto in maniera precisa, essenziale. In questa performance ho voluto rappresentare un rapporto d’amore e sentimento che dal poco affine diventa sempre più partecipato e sentito. Un abbraccio avvolgente tramite il continuo strofinio dei corpi tramite carezze con le braccia, testa, gambe. L’ho performata nella casa di Ludovico Ariosto a Ferrara nella rassegna d’arte contemporanea Aliens: forme alienanti del contemporaneo curata dalla rivista online Frattura Scomposta con direttore Sergio Curtacci. Ha avuto parecchio risalto anche solo tramite il video documentativo fattomi da Dorothy Bhawl, artista, amico, fratello con cui, a volte, collaboro per la parte fotografica e video. Era nata con la volontà di parlare di assistenza sessuale poi trasformata nel bisogno universale d’amore e di affetto. Mi piacerebbe riproporla insieme a Rain D’Annunzio in altre situazioni.

In CORALLO LIQUIDO vi è l’elemento vitale del sangue, tanto vitale quanto temuto. Elemento collegato alla ferita, all’auto-distruzione ma anche alla rigenerazione. Cosa hai voluto trasmettere con questa tua opera?

Corallo liquido è un lavoro recente, ha due mesi di vita. È collegato all’iconografia mistica , al martirio, alla sofferenza per arrivare ad un linguaggio cristico. Vi sono due versioni: CORALLO LIQUIDO e CORALLO LIQUIDO vol. II. La seconda versione è un lavoro fatto di NICK&RAIN. Un progetto in profonda sintonia, passione e sensibilità con Rain D’Annunzio (musa ispiratrice) con cui ho iniziato una intensa e partecipata collaborazione da Marzo. Si, l’elemento del sangue l’ho voluto introdurre da quest’anno tramite lievi ferite, buchi fatti sulle falangine delle dita. Mentre, nella versione vol. II, Rain, intanto che continuo a bucarmi le dita, utilizza il proprio sangue mestruale per segnarsi il viso. Il significato che vige è un rituale che pone in relazione la natura sessuale con un’azione quotidiana fatta tramite una macchinetta per provare la glicemia nel sangue. Il sangue maschile perduto giornalmente si trasforma in un mero sacrificio abituale. La figura femminile si impreziosisce creando un’aurea rituale attorno ai due corpi affini vestiti con indumenti minimali bianchi.

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IN VINO VERITAS. Performance Galleria Sabrina Raffaghello MI

… invece in VINO VERITAS il sangue diventa anche DONO … è così?

Si, esattamente. In In vino veritas il sangue diventa il sacrificio di sè, un dono d’amore per l’altro tramite un prelievo di sangue reciproco legato all’assunzione di un calice di vino rosso. Questa performance parla del mio passato più intimo e personale: sangue donatomi da mia sorella per il trapianto di midollo osseo. Tutto assume una valenza diversa. Il sangue con valore assolutamente vitale e l’unione simbolica all’interno di un bicchiere ha permesso di rivivere la stessa situazione inconsciamente. Anche il legame con l’ultima cena dove Cristo dona sè stesso sacrificandosi. Parliamo di agape, amore puro, disinteressato, un amore illeso che dura nel tempo. Il sangue è un liquido con cui bisogna approcciarsi delicatamente. Influenza molto i sentimenti, le sensazioni, i pensieri. Di conseguenza performare con esso richiede la presenza di persone affini, legate da vissuti profondi, intensi con cui entrare in simbiosi.

C’è un’altra tua performance di cui sono curiosa, credo sia una delle prime, AZIONE\REAZIONE: qui compare anche la tua voce che pronuncia delle frasi significative: ” diritto di fare, diritto di agire, di andare” e parli di “perbenismo dell’entità sociale”, vuoi dirci qualcosa in più?

È una delle prime performance. La sento ormai molto lontana anche se sono passati solo tre anni da quando l’ho performata. È un tema che non mi coinvolge più cosi tanto anche se non è cambiato nulla. Azione\reazione parla della voglia di libertà, dell’applicazione della legge sulle barriere architettoniche, legge 104 del 1989. Avevo scritto un testo inerente al messaggio che volevo dare. Poi lo ripetevo in loop. È veramente un modo di lavorare che sento ormai passato anche se i temi sono costanti. Il perbenismo estetico dell’entità sociali è una radicata passione per l’estetica e uno scivolo posto in sostituzione di un gradino sconvolgerebbe questo gusto ipocrita. Mentre invece la risoluzione di tutti questi limiti, barriere, ostacoli renderebbe la vita molto più semplice. Parlo di barriere architettoniche per persone disabili ma la situazione si allarga inserendo i passeggini per i bambini, i bastoni per gli anziani, le stampelle per una situazione post operatoria, il troller del viaggiatore ecc…

Come è collegata per te l’Arte al Ben-Essere? alla qualità della vita?

Essenzialmente lavorare quando si ha una passione facilita sempre tutto. Diventa una missione, una vocazione. L’arte è anche pedagogica ed esprime insegnamenti, emozioni, vite che si avrebbe voluto vivere. Come quando ci si identifica all’interno di un film tramite un protagonista, si inizia a sognare, a creare castelli, a pensare in che modo arrivare ad una situazione di questo tipo. Vivere attraverso l’arte è vivere costantemente arricchiti di qualcosa. Anche perchè ormai l’arte può essere tutto, non si limita a nulla. Non è solamente citata sul catalogo, su internet, scritta su un foglio ma è costantemente presente nella vita di tutti i giorni basta coglierne i simboli ed i significati. È una forte compagna di vita cosi da non lasciarti mai solo: questo forse è benessere. Di arte ci si può nutrire come di bellezza e di bontà, migliora la qualità della vita ma bisogna essere pronti e predisposti a coglierla. L’arte può guarire, migliorare patologie. Ovviamente non solo l’arte visiva ma ogni tipo di arte come, ad esempio, la musica contribuisce a migliorare malattie, situazioni istabili ecc. L’essere umano ha sempre avuto bisogno di fare arte e credo che questo sia un buon motivo per cui le venga attribuito un valore di benessere. Ricercare qualcosa che possa far sopportare meglio i travagli dell’esistenza.

In APNEA STERILE lavori con una partner (Rain). In quest’opera avviene lo smembramento delle maschere ospedaliere. Maschere che sono forse la metafora di altre maschere individuali e sociali. Ce ne parli?

Si. Da marzo abbiamo iniziato questa forte collaborazione io e Rain D’Annunzio e ora sta prendendo forma nel progetto di coppia NICK&RAIN. Apnea sterile è un lavoro in simbiosi appartenente a NICK&RAIN. Lavorando, a volte, su tematiche molto intime è stata dura scegliere e trovare una partner adatta. Si perchè in Apnea sterile avviene un bacio alla francese limitato e protetto da due mascherine, bianche, ospedaliere che si lacerano pian piano dalla saliva e dal movimento di labbra e lingua. Avviene un procedimento di abreazione, cioè, un rivivere momenti spiacevoli vissuti per risolverli. Le mascherine hanno fatto parte del mio passato, hanno coinvolto e protetto la mia e la bocca di molte persone che mi stavano attorno togliendo la spontanea naturalezza delle parole, dei baci, dell’affetto. Sicuramente vi sono maschere sociali. Come un discorso pirandelliano, in Apnea sterile, la volontà è di rompere le barriere sentimentali, sociali, morali tra due individui. La domanda fondamentale è: perchè dobbiamo sempre sentirci ingabbiati non vivendo istintivamente, naturalmente, temendo le riflessioni o i ripensamenti dell’altro. Cosa ci trattiene dall’amare, dal sentire, dal percepire? Siamo germi da rendere asettici omologati a prototipi di meccanismi sterili?

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Nick&Rain

Le tue performance spesso acquistano il senso antropologico del “rituale”, sono dei percorsi iniziatici?

Sono molto sincretico, apprendo le cose che mi danno stimoli creatori e spirituali da varie religioni e filosofie. Cosi nasce il significato di rituale all’interno dei miei lavori. La performance per me è rituale cosi come la vita. Mi inserisco in una realtà dove tutto collabora per creare altre cose.  L’iniziazione diciamo che avviene sempre ma non le do molta importanza per ora. Certo, in ogni performance, avviene una trasformazione, un miglioramento, come ogni avvenimento della vita, influenza il comportamento e l’esistenza stessa. Tutto è un percorso, una via. Avviene l’iniziazione dal momento in cui entra una seconda componente. Iniziarla alla via della performance. Ed è li che subisco inconsapevolmente una modificazione spirituale, umana, personale anch’io. Ci passiamo, confrontiamo le nostre energie, ci influenziamo, diveniamo parte del tutto. Ci amiamo, creiamo una forza, un’energia. Ogni performance introduce in componenti differenti dove puoi assumere valore differente. L’iniziazione può anche essere intesa, in questo modo, come la capacità di adattarsi ai diversi meccanismi che fanno funzionare determinate performance.

Una curiosità: qual’è il tuo rapporto con i quattro elementi? come entrano nella tua arte.

Non ci ho mai riflettuto molto su questo. Finora ho lavorato con l’acqua, con la terra ci lavoreremo, soprattutto con la sabbia, l’aria è stata espressa in IN VACUO sotto forma di respiro. Il fuoco e la terra nelle performance a corpo nudo, energie sessuali che si sprigionano anche attraverso il contatto diretto con la terra. Mi piace molto il contatto con la terra, stare per terra, lavorare per terra. Mi da carica, energia. I quattro elementi mi condizionano inconsciamente. Rapportandomi anche con la natura mi imbatto spesso in questi elementi e nella loro simbologia. Solo da quest’anno sento un approccio più alchemico ma preferisco pensarli come elementi liberi non tradotti in forme e materie pre studiate ed analizzate.

Tu “usi” te stesso nella tua arte, quindi si può dire che oltre a fare arte, sei arte. Qual è per te, se c’è un confine, tra i due?

Si mi piace e trovo necessario che io sia all’interno del mio lavoro in prima persona. Non mi piace nascondermi. I performer, poi, sono quasi sempre al centro dell’attenzione anche se a volte non parlano direttamente di sè. Essere arte può essere inteso come valore positivo. Non so ancora se io sia arte. Probabilmente incarno comunque un’azione, un’immagine imponente (cosi mi dicono). Non riesco ad personificarmi con l’arte e non mi piace la starsystem che va molto di moda oggi. Certo l’ego fa parte di questo lavoro e a volte può essere espresso in varie forme. Per me vivere, creare, amare è arte e la performance non è altro che lo specchio di tutto ciò. Fare arte ed essere arte può essere un tutt’uno ma anche scisso.

Come si è evoluto Nicola Fornoni dalla sua prima performance ad oggi? Mi immagino che ogni performance abbia lasciato un’impronta, una traccia importante nella tua vita …

Si ogni performance è un’esperienza diversa ed uguale. L’emozione di fondo è sempre uguale: tantissima adrenalina. Mi sembra sempre di essere un martire pronto per andare al patibolo. Questo è successo anche a Genova sotto il pronao del teatro Carlo Felice. Immancabilmente ogni volta è cosi. I riflettori sono tremendi. Poi, alla fine, avviene sempre il rilassamento e il travaso delle emozioni. Ogni performance ha un pubblico e tutte le volte mi isolo prima di performare. La mia mente entra in un mondo diverso, parallelo. Le prima performance erano singole, individuali, incentrate su di me. Poi, pian piano, mi sono liberato e trasformato, cambiando punti di vista, temi, linguaggi, ritmi….sento la necessità di condividere, di lavorare con altre persone senza essere sempre solo. Essere soli è più gestibile, comodo ma per determinati messaggi, condizioni, sistemi preferisco e necessito, soprattutto, la presenza di una donna, partner o, in altri progetti, di altre persone e comparse. Molte volte ho scostato me stesso ascoltando altre problematiche, come in Prometheus, o in Orexis. Non sempre ritengo di dover apparire come unico protagonista. Ogni performance cambia luogo, pubblico ma alla fine si è li al centro per vivere accumulando esperienze preziose. L’evoluzione e il salto che sto facendo, in questo periodo, è la condivisione del progetto NICK&RAIN. Ho sempre gestito le cose da solo ma ora sento la necessità, il bisogno, la voglia di creare una coppia artistica.

A livello concettuale ho notato che fai molti riferimenti al mito, all’esistenzialismo ed alla fenomenologia. Come diventano questi concetti atti concreti nelle tue performance?

Penso che il mito sia un buon punto di partenza da cui trarre simboli validi. Mi è sempre piaciuta l’antichità, l’uso del latino per i titoli. Le mie performance nascono anche da profondi studi letterari, culturali, hanno bisogno di tempo per crescere. Devono stemperarsi, riflettersi concretamente. Nei miei lavori emerge Platone, Prometheus, Pandora, Tantalo, Venere, ma anche biografie dei santi, martiri con molti riferimenti cristologici: l’olio, il sangue, il bianco, il cerchio, il corpo. L’esistenzialismo fa parte del mio carattere, non riesco a farne a meno. La mancanza, il bisogno, la ricerca del sè. Sono un tipo romantico e tutto ciò che mi circonda strugge ed esalta allo stesso tempo. Cosi come può essere la ricerca dell’oggetto, della parte mancante, del bisogno d’amore e dell’altro. Sono concetti espressi frequentemente. Tutto ciò diventa realizzabile attraverso vari linguaggi, ritmi, costanti, presenze. Parto sempre dal principio di raccontare una storia, ma questo istante dev’essere come la vita di un samurai: breve ma intensa, colma di dolore, passione, sofferenza e amore.

Per te l’arte può essere considerata una “mediazione” nel contatto con te stesso e col mondo?

Credo proprio di si. È un mio linguaggio, è una scelta. Ci sono persone che scelgono la poesia, la scultura, la musica, proprio perchè altrimenti non si potrebbe esprimere nulla in modo cosi libero e creativo. L’arte è mediazione con ciò che ci circonda. L’arte fa parlare attraverso un idioma universale sia esso video, performance, fotografia, dipinto, scultura, danza ecc….il mondo ascolta attende la ricezione di messaggi. Ha bisogno di speranze, di parole, di fatti, di identificarsi con l’insieme, con l’arte. L’arte aiuta a far entrare la parte nel tutto delineando, scandendo personalità autonome. Siamo inglobati in un sistema, omologati, impacchettati con stesse etichette….l’arte deve aiutarci ad evidenziarci e a distruggere questi meccanismi stando attenta a non cadere nel sistema…

Mi incuriosisce il tuo rapporto col tempo. Le tue opere appaiono come un “divenire”, un processo di tanti istanti, di tanti qui e ora che si susseguono ed in ogni istante è la PRESENZA ciò che mi appare nell’immediato. Vuoi dirci qualcosa?

Sicuramente le mie opere sono una la madre dell’altra. Da cosa nasce cosa. Cosi ogni performance, video, documentazione porta a qualcosa d’altro. Le performance sono istanti che potrebbero essere raccolti in un unico presente. Probabilmente è la voglia di esserci che rende tutto molto istantaneo e forte nella presenza. Ogni azione nasce da un bisogno, quindi è normale che questo venga urlato, recepito, richiesto con un forte messaggio di notorietà. Il messaggio è li, ovviamente, per essere ascoltato. Molti sono avvertimenti, riflessioni che generano riflessioni. La povertà, l’essenzialità delle mie azioni evidenziano la presenza. Il o i protagonisti vengono definiti nel loro esserci qui ed ora.

Da cosa prendi ispirazione?

Da moltissime cose. Può ispirarmi la letteratura, la realtà, la natura, il cinema, le religioni, altri artisti, nuovi incontri, le persone, i caratteri comportamentali, i dolori, il passato, il vissuto. L’ispirazione è costante. Bisogna trovare una propria linearità, un raggio d’azione in cui immergersi. Dopo vari lavori fatti singolarmente ora con la novità di NICK&RAIN ho più carica, entusiasmo. Abbiamo creato un buon feeling e questo è un buon punto di partenza. Sono ispirato e motivato, molto concentrato e pronto per salpare. Ho voglia di fare, di concretizzare progetti già scritti tempo fa e nuove idee. Percepisco un forte entusiasmo da parte di entrambi.

C’è un messaggio che vuoi mandare alle persone per incoraggiarle a sperimentare, a scoprire ed esprimere il loro potenziale creativo?

Vedo ogni giorno nascere “artisti”. Consiglio solo di seguire il proprio istinto, bisogno. Non fatelo per altro. Sperimentate, cercate una crescita soprattutto umana. È un lavoro bellissimo ma fatto di scelte. Il proprio potenziale, se ci fosse, cresce seguendo il cuore, le sensazioni che portano a cercare, creare, fare, muoversi. La curiosità, l’indagine, la sete di cultura e di bellezza premiano in qualche modo anche solo sul piano personale. La creatività va di pari passo con l’intensità della persona.

Sei molto appassionato di lettura e musica…

Si. Adoro l’arte in ogni sua forma. Nuovi mondi da scoprire, nuovi pensieri da analizzare. Parto dal principio che ognuno per creare ha messo impegno quindi va rispettato, ascoltato, analizzato. Questo è quello che vorrei fosse fatto anche nei confronti del mio lavoro. La letteratura fa crescere concetti, la musica fa respirare, sognare atmosfere. Sono appassionato di musica da tanto tempo. Oltre che ad ascoltarla mi piace molto anche comporla e suonarla.

I linguaggi artistici sono fortemente pedagogici,  c’è un senso educativo, un motivo, un pensiero, che vuoi trasmettere? La performance è anche formazione…

Sono tanti i messaggi pedagogici che vorrei trasmettere. Nei lavori per non cadere troppo nell’autoreferenzialità si attua una modificazione del linguaggio estetico e tematico. Gli insegnamenti sono di varia natura. Soprattutto sociali, inerenti all’accettazione, alla sopportazione, al limite….come ho descritto nella tesi di laurea quest’anno. Non ho il pretesto di insegnare ma se ciò avvenisse sarei più che felice. Faccio arte soprattutto per inviare messaggi su cui riflettere. Certo la performance è anche formazione. C’è sempre l’imprevisto, l’errore che può essere un motivo di distrazione. Questo è ancora un punto su cui devo lavorare con più consapevolezza. Da quest’anno, tra l’altro, mi è venuta l’idea di aprire un corso di aspiranti performer. Chissà se, in futuro, riuscirò a crearlo. Probabilmente con più esperienza sarà tutto più semplice.

Progetti futuri?

Ho una performance con Rain molto presto. Poi ad Agosto sono stato selezionato per AR(t)CEVIA Festival internazionale d’arte contemporanea con due video Apnea sterile e Patient. Poi si vedrà. Abbiamo in progetto molte idee, performance , video ecc. Ci iscriveremo a vari concorsi. Andremo avanti a lavorare con passione. L’idea è quella di distogliermi varie volte dalla mia singolarità come Nicola Fornoni per lavorare soprattutto con NICK&RAIN. Mi piace molto di più la condivisione e Rain è la persona con cui adoro creare qualcosa: abbiamo la stessa sensibilità per le cose.

Sai che prima o poi  sarai ospite a Cagliari, ospite di Qui e Ora, la mia associazione culturale e pedagogica per una tua performance? Ne sarei veramente felice!

Ne sarei veramente felice anch’io.  Un’altra bellissima esperienza.

Roberta Sirigu, Qui e Ora Associazione Culturale Pedagogica (9 luglio 2015)

Link ufficiale dell’intervista: Cagliari Art Magazine


 

Sono passati quasi due anni da quella piacevole intervista. Le performance artistiche di Nicola Fornoni continuano. Io continuo ad amare il suo lavoro e ad emozionarmi di fronte ad ogni sua nuova performance. Ne riporto alcune realizzate di recente.

DIVENTA CIO’ CHE SEI. A MIA MADRE. “Ciò che siamo, ciò che eravamo. Diventiamo noi stessi mentre viviamo. Chi eravamo e cosa abbiamo perduto durante il nostro percorso. Attraverso un movimento delicato pian piano innervosito filo alcuni scarti dei capelli di mia madre. La ripetizione di un movimento chiaro e pulito a contatto con la sofficità del tessuto organico ricollegata allo scontro di attimi drammatici.
Filare la propria vita e possederne lo stesso filo da cui siamo generati. Quel soffice filo organico reciso più volte durante l’infanzia. Sopra la superficie cutanea il miele spalmato rende dolcezza e maternità. “Diventa ciò che sei. A mia madre” è uno scontro con una realtà intima appartenente a momenti ben identificabili” Nicola Fornoni. 

ANAMORPHOSIS. NICK&RAIN project© , performance di Nicola Fornoni con Rain D’Annunzio. Directed by Dorothy Bhawl.

“In un bosco avviene una trasformazione.
La prospettiva delle cose, cosi come la percezione, cambia. Si distorce. Una visione distopica sia della realtà sia dell’altro. La natura ci trasforma, ci confonde, interagisce tramite mutazioni. Gli elementi del bosco si fondono insieme a noi, in questo modo, veniamo inglobati da garze che ci collegano, ci avvolgono restringendo i nostri mutamenti, deformando le nostre fattezze. Un uomo e una donna compiono azioni lente, curative, meditative, aspiranti ad un livello di conoscenza più elevato. Garze bianche ne rubano le fattezze anatomiche, inserendosi sugli alberi, tra le foglie, annodano gli arti, la pelle, varie sezioni del corpo facendoli percepire sia come bozzoli, sia come filamenti della foresta stessa. Il freddo e la pioggia, la capacità del corpo di ambientarsi attraverso la sensazione di brivido”. Nicola Fornoni. 

 

RINASCITA. Performance di Nicola Fornoni ©

Tegumento. Pelle. Involucro. Collegamento e tramite tra interno ed esterno. Liberarsi dal proprio corpo assumendo sembianze più pure; essenziali. Avvolto, a torso nudo, seduto su una sedia a rotelle. Cerco di andare su e giù da essa togliendomi una pellicola trasparente che avvolge la parte superiore, limitando i movimenti. Come un bruco avvolto nel proprio bozzolo, subisco un processo di trasformazione. Una trasformazione verso la libertà. Verso la natura e me stesso. Un passaggio tra vecchio e nuovo. Da logorio a miglioramento. In poche parole subisco una rinascita. Nicola Fornoni.

 

NEMO PROPHETA IN PATRIA. Performance by Nicola Fornoni. Video directed and editing by Stefano Resciniti. Realizzata nel sottopassaggio della stazione ferroviaria di Brescia. Nicola Fornoni è restato, per sette ore, con uno specchio in faccia sempre nella stessa posizione. Durata dalle 7 del mattino fino alle 7 di sera, con pause di un’ora ogni due ore.

 

Per chi vuole saperne di più su Nicola Fornoni e i suoi eventi rimando al suo sito ufficiale: Clicca qui

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