La parola timidezza deriva dal verbo latino timère “aver paura”.
La timidezza è una manifestazione della paura, una manifestazione delicata e silenziosa, che si esprime con il corpo, la voce, lo sguardo ed il silenzio. Il corpo che si ritrae in un angolino quando teme di occupare troppo spazio per paura di essere notato, osservato, sollecitato. La voce, a volte tremula, a volte soffocata, a volte assente a lasciar parlare lo sguardo. Lo sguardo che evita il contatto oculare come a non disturbare, a non invadere, per timore di sentirsi esposti. La timidezza è un ritrarsi dal mondo, quasi un chiedere scusa per la propria esistenza. E’ collegata alla paura di sbagliare e all’insicurezza, al non riconoscimento delle proprie capacità e può tradursi, a volte, in una mancanza di affermazione di sé e in un blocco dell’azione. Oppure si può manifestare nel senso opposto, mascherata e celata da una parlantina ridondante.

Dietro alla timidezza ed alle paure ad esse collegate si nasconde un grande desiderio di Esserci, di Affermazione, di Esistere, di mostrare e svelare la propria interiorità, ed anche il desiderio/paura di manifestare il ridicolo, far ridere (dietro un comico c’è spesso un timido).

L’urlo soffocato del timido lo si sente da lontano. Il suo ritrarsi è un modo, spesso inconsapevole, di farsi notare, ed infatti in una stanza piena di persone, non si può non notare la presenza dei timidi. La timidezza può essere una difficoltà ad entrare in contatto col mondo esterno, con le situazioni sociali che il mondo richiama. I timidi conoscono la solitudine più della socialità, soprattutto quando credono di non poter essere accettati e accolti per come sono, imbarazzati, inibiti e chiusi. Nei riguardi dell’ambiente esterno i timidi si mostrano come caprioli impauriti, ma internamente si mantengono disponibili al contatto, soprattutto affettivo, e capaci di instaurarlo non appena si aprono alla fiducia.

Di fronte alla paura (e nello stesso tempo al desiderio di stare insieme agli altri) il timido manifesta un bisogno di fuga ed ogni tentativo di respingere questo bisogno fa aumentare la paura. La sensazione è quella di essere un animale in gabbia.

Di chi ha paura il timido in realtà? Che sia una timidezza d’azione, di prestazione di fronte agli altri o che sia legata alla rivelazione di sé in tutti i vari aspetti (mentali, corporei o emozionali), quello di cui il timido ha paura è la propria autorità interna, il dittatore interiore da cui si sente giudicato costantemente per il suo modo di essere al mondo. Di fronte a questo  giudice il timido  si sente “sbagliato”, in difetto, non corrispondente a qualche ideale dell’io introiettato. Un giudice che si riflette, a specchio, negli sguardi della gente con cui interagisce come in una costrizione di socialità.

I timidi che imparano ad accettare la loro caratteristica sono capaci di vivere la loro condizione esistenziale con più facilità. Sono capaci di gestire ogni sfumatura della loro timidezza, capaci di prendere consapevolezza del confine – contatto tra sè e gli altri e scegliere, di volta in volta, quando è il caso di mettere più confini e quando è il caso di andare più verso il contatto.

La timidezza non è una malattia, un disturbo psicologico, è una difficoltà di “stare”, di “essere”, di “affermarsi”.  Per attenuare il disagio che sperimenta, si può aiutare il timido ad aumentare il senso della sua autostima, dell’ autoefficacia nell’affrontare le sfide quotidiane, della fiducia nelle proprie capacità,  per scardinare il senso di inadeguatezza di fronte al mondo e soprattutto, può essere aiutato ad entrare in contatto con le risorse che la sua timidezza gli offre.

Il timido  può avere delle grandi doti d’ascolto favorite dalla sua propensione al silenzio e dalla sua capacità di osservare; può avere grandi capacità riflessive favorite dalla sua propensione al pensare; al pensare anche prima di parlare in quanto pesa spesso ogni parola (per evitare il conflitto), mostrandosi agli altri per lo più come persona gentile e trasmettendo quel senso di fiducia per cui le persone possono sentirsi non in pericolo in sua presenza. Queste ed altre qualità personali possono scoprirsi dietro allo sguardo di una persona timida senza dimenticare che ognuno, essendo un essere unico ed irriducibile, manifesterà il suo “esserCi nel mondo” nei suoi modi personali e speciali.

La timidezza non va sconfitta, eliminata ma compresa.

Scritto da Roberta Sirigu e Simona Messina.

Qui e Ora Associazione Culturale Pedagogica, via Pasubio 27 Cagliari.

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Il dipinto è tratto dal web ed è di Diego Gabriele. Titolo: “Timidezza”.

 

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